Vernici all’acqua per legno

Vernici all'acqua per legno

Le vernici all’acqua per legno a base di polimeri sintetici, in formulazioni mono e bicomponenti, formano un film sigillante resistente ai segni di calpestio e alla penetrazione delle macchie. Sono ampiamente utilizzate per la sigillatura e finitura dei parquet.

Queste vernici per legno all’acqua, ormai considerate tradizionali, utilizzano resine poliuretaniche mono e bicomponenti, resine uretano-alchidiche, resine ureiche a catalizzatore acido.

Vernici ad acqua per legno

Il primo sviluppo delle resine poliuretaniche in emulsione acquosa, che risale agli anni ’70, ha aperto la strada a formulazioni complesse che utilizzano anche polimeri acrilici e misti (graft-polymers) per ottenere film al tempo stesso duri, tenaci ed elastici, paragonabili ai film dei prodotti al solvente.

Negli anni ’80 in Scandinavia, più precisamente in Danimarca, fu dibattuto il problema dei solventi, considerati responsabili della “sindrome dei pittori“, un’alterazione irreversibile a livello cerebrale che veniva attribuita all’esposizione continua agli stessi.

Questa teoria, anche se non ha a tutt’oggi prove sufficienti, insieme a considerazioni di ordine ambientale, ha orientato la legislazione dei paesi nordici a imporre prodotti in base acquosa per le vernici nel settore dell’edilizia, del restauro eccetera.

Le vernici all’acqua per legno  sono ancora poco impiegate nel nostro paese, e non solo, ma vengono ormai affiancate ai prodotti tradizionali da molti produttori.

Vantaggi delle pitture ad acqua

Ecco una serie di vantaggi che le pitture ad acqua presentano rispetto ad altri tipi di vernici:

Pitture ad acqua

Vernici ad acqua per legno: perché sono migliori

La legislazione italiana prevede visite periodiche trimestrali per i lavoratori che usano in maniera continuata solventi come toluolo, xilolo, idrocarburi aromatici eccetera. Queste visite, quand’anche regolarmente attese, non costituiscono una sicurezza assoluta per quanto riguarda la tossicità cronica e subcronica, cioè la tossicità che si manifesta a distanza di tempo dopo esposizioni basse (subacute) ma continuate.

Vedi anche  Vetrificare il legno: in cosa consiste?

A questo riguardo sono molto importanti i dati, frutto di esperienza e test sperimentali, che fissano i limiti massimi di esposizione professionale.

Questi limiti sono i livelli di concentrazioni di sostanze nell’aria alla quale la generalità dei lavoratori può rimanere ripetutamente esposta, senza effetti negativi.

Essi sono chiamati MAC (massima concentrazione ammessa) in Italia e TLV (threshold limit value), valore limite in tracce, negli USA, ed esprimono il valore soglia di concentrazione nell’aria di un dato prodotto a cui un lavoratore può essere sottoposto per otto ore consecutive per cinque giorni alla settimana.

Questi valori di TLV sono ad esempio di 300 ppm (parti per milione) per la ragia minerale (pari a 0,3 mg/metro cubo di aria), di 100 ppm per lo xilolo, di 10 ppm per il tuluolo, di 50 ppm per la nafta solvente, tra i 100 e 200 ppm per miscele di acetati. Un valore triplo di concentrazione a ammesso solo per 30 minuti al giorno.

Quando si applica una vernice a base solventi si avrà durante l’asciugatura una concentrazione di solventi nell’aria che può essere anche di 1.000-10.000 ppm. La concentrazione scenderà più o meno velocemente a seconda dell’aerazione dell’altezza dei soffitti eccetera, ma rimane comunque facilmente e piuttosto a lungo al di sopra del limite di sicurezza.

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